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No Comments Montezemolo scende in campo a luglio: “Più vicini al popolo”
Questa volta si parte davvero. Per arrivare dove, se a costruire una
Federazione di moderati nel centrodestra, come cerca di convincerlo Silvio
Berlusconi, o se in un nuovo rassemblement terzista, Luca Cordero di
Montezemolo non lo ha ancora deciso. Lo ha detto anche a Pier Ferdinando Casini
che alcuni giorni fa lo ha chiamato per capire quali siano le sue intenzioni.
Ma la trasformazione politica di Italia Futura è questione di settimane. E sarà
in due mosse. Della prima si è parlato lunedì scorso, come anticipato da
Libero, in una riunione a cui hanno partecipato coordinatori regionali, ma
anche una decina di parlamentari (non c’era Montezemolo, ma c’erano i vertici
della fondazione). Completata la rete territoriale di Italia Futura -
operazione gestita da Federico Vecchioni, coordinatore nazionale del think
tank, dopo essere stato presidente di Confagricoltura – si è deciso di lanciare
una serie di «iniziative sul territorio». Da settembre. Ruoteranno attorno a
due proposte del senatore ed economista Nicola Rossi. La prima, già depositata
in Senato, è sul finanziamento dei partiti: lo Stato riconosce un credito d’
imposta del 50% ai cittadini (solo persone fisiche) che decidono di versare
contributi ai partiti, con un tetto di 5mila euro. La seconda, su cui l’
economista sta lavorando in queste ore, riguarda un piano di dismissione del
patrimonio immobiliare pubblico. Attorno a queste idee la macchina
motenzemoliana organizzerà una grande campagna. Iniziative nelle dieci regioni
dove è presente Italia Futura, ma anche una raccolta di firme che si traduca in
petizioni popolari. Insomma, vedremo i gazebo con il marchio rosso IF.
L’obiettivo, si è spiegato, è di «suscitare interesse tra la gente, di
arrivare al popolo». Anche perché, se l’approdo sono le elezioni, bisogna
raggiungerlo. E cosa c’è di più popolare, ora, di una campagna sui soldi ai
partiti? Come spiega a Libero il senatore Rossi, «l’idea alla base di queste
due proposte è che gli italiani hanno fatto anche troppo, a questo punto è lo
Stato che deve fare». Semplice e di sicuro effetto. Una risposta riformista a
Beppe Grillo. A cui si aggiungono tante proposte definite in questi mesi, a
partire dalla contro-manovra presentata nell’agosto scorso. Il risultato è un
programma di riforme pronto per le urne. Ma per “bucare”, per arrivare alla
gente, si punterà su queste due proposte. E si cercherà il sostegno delle
associazioni di categoria (peraltro molti degli uomini di Italia Futura vengono
da lì), dei sindacati, di movimenti civici. Una rete di persone (e di voti)
fondamentale in caso di elezioni.
La parte più strettamente politica, invece, verrà illustrata da Montezemolo in
una grande convention il 13 e 14 luglio (il luogo è da definirsi). Chi sta
lavorando a entrambe le operazioni sono le tre “menti” di Italia Futura, i
collaboratori più vicini al presidente della Ferrari: Andrea Romano, direttore
della fondazione e docente di Storia contemporanea all’Università di Tor
Vergata, Carlo Calenda, direttore generale del gruppo Interporto Campano, già
direttore dell’area Affari internazionali di Confindustria, e, per la rete
territoriale, Federico Vecchioni, aiutato da Simone Perillo, ex vicedirettore
dell’area Internazionale di Confindustria.
Poi c’è il binario parlamentare. Sia alla Camera, sia al Senato c’è molto
movimento attorno agli uomini vicini a Italia Futura. Per ora nessuno si
scopre, ma in molti sono pronti a unirsi a Montezemolo, appena questi deciderà
di fare il salto. A Montecitorio il gruppo di partenza è quello dei Liberali
per l’Italia, ex Pdl: Giustina Destro, Roberto Antonione, Angelo Santori, Fabio
Gava, Luciano Sardelli. Ma altri sono pronti a raggiungerli: dal Pdl, dal Pd e
dagli orfani del Terzo Polo (soprattutto Fli e Api). A Palazzo Madama l’
“arruolatore” è Nicola Rossi e i montezemoliani in sonno almeno una decina. Per
ora si limitano a firmare iniziative legislative insieme. Ma «prima dell’
estate», giura uno dei parlamentari dichiaratamente di Italia Futura, «ci
raggiungeranno altri per condividere il progetto, nell’ottica di nuovo disegno
politico». Che, di sicuro, sarà alternativo alla coalizione di Vasto. O un
nuovo centrodestra o un nuovo, ma proprio nuovo, Terzo Polo








