mag 18, 2012 - Politica    No Comments

Montezemolo scende in campo a luglio: “Più vicini al popolo”

Questa volta si parte davvero. Per arrivare dove, se a costruire una
Federazione di moderati nel centrodestra, come cerca di convincerlo Silvio
, o se in un nuovo rassemblement terzista, Luca Cordero di
non lo ha ancora deciso. Lo ha detto anche a Pier Ferdinando
che alcuni giorni fa lo ha chiamato per capire quali siano le sue intenzioni.
Ma la trasformazione di Italia Futura è questione di settimane. E sarà
in due mosse. Della prima si è parlato lunedì scorso, come anticipato da
Libero, in una riunione a cui hanno partecipato coordinatori regionali, ma
anche una decina di parlamentari (non c’era Montezemolo, ma c’erano i vertici
della fondazione). Completata la rete territoriale di Italia Futura -
operazione gestita da Federico Vecchioni, coordinatore nazionale del think
tank, dopo essere stato presidente di Confagricoltura – si è deciso di lanciare
una serie di «iniziative sul territorio». Da settembre. Ruoteranno attorno a
due proposte del senatore ed economista Nicola . La prima, già depositata
in Senato, è sul finanziamento dei partiti: lo Stato riconosce un credito d’
imposta del 50% ai cittadini (solo persone fisiche) che decidono di versare
contributi ai partiti, con un tetto di 5mila euro. La seconda, su cui l’
economista sta lavorando in queste ore, riguarda un piano di dismissione del
patrimonio immobiliare pubblico. Attorno a queste idee la macchina
motenzemoliana organizzerà una grande campagna.  Iniziative nelle dieci regioni
dove è presente Italia Futura, ma anche una raccolta di firme che si traduca in
petizioni popolari. Insomma, vedremo i gazebo con il marchio rosso IF.
L’obiettivo, si è spiegato, è di «suscitare interesse tra la gente, di
arrivare al popolo». Anche perché, se l’approdo sono le elezioni, bisogna
raggiungerlo. E cosa c’è di più popolare, ora, di una campagna sui soldi ai
partiti? Come spiega a Libero il senatore Rossi, «l’idea alla base di queste
due proposte è che gli hanno fatto anche troppo, a questo punto è lo
Stato che deve fare». Semplice e di sicuro effetto. Una risposta riformista a
Beppe Grillo. A cui si aggiungono tante proposte definite in questi mesi, a
partire dalla contro-manovra presentata nell’agosto scorso. Il risultato è un
programma di riforme pronto per le urne. Ma per “bucare”, per arrivare alla
gente, si punterà su queste due proposte. E si cercherà il sostegno delle
associazioni di categoria (peraltro molti degli uomini di Italia Futura vengono
da lì), dei sindacati, di movimenti civici. Una rete di persone (e di voti)
fondamentale in caso di elezioni.
La parte più strettamente politica, invece, verrà illustrata da Montezemolo in
una grande il 13 e 14 luglio (il luogo è da definirsi). Chi sta
lavorando a entrambe le operazioni sono le tre “menti” di Italia Futura, i
collaboratori più vicini al presidente della Ferrari: Andrea Romano, direttore
della fondazione e docente di Storia contemporanea all’Università di Tor
Vergata, Carlo Calenda, direttore generale del gruppo Interporto Campano, già
direttore dell’area Affari internazionali di , e, per la rete
territoriale, Federico Vecchioni, aiutato da Simone Perillo, ex vicedirettore
dell’area Internazionale di Confindustria.
Poi c’è il binario parlamentare. Sia alla Camera, sia al Senato c’è molto
movimento attorno agli uomini vicini a Italia Futura. Per ora nessuno si
scopre, ma in molti sono pronti a unirsi a Montezemolo, appena questi deciderà
di fare il salto. A Montecitorio il gruppo di partenza è quello dei Liberali
per l’Italia, ex : Giustina Destro, Roberto Antonione, Angelo Santori, Fabio
Gava, Luciano Sardelli. Ma altri sono pronti a raggiungerli: dal Pdl, dal Pd e
dagli orfani del Terzo Polo (soprattutto Fli e Api). A Palazzo Madama l’
“arruolatore” è Nicola Rossi e i montezemoliani in sonno almeno una decina. Per
ora si limitano a firmare iniziative legislative insieme. Ma «prima dell’
estate», giura uno dei parlamentari dichiaratamente di Italia Futura, «ci
raggiungeranno altri per condividere il progetto, nell’ottica di nuovo disegno
politico». Che, di sicuro, sarà alternativo alla coalizione di Vasto. O un
nuovo centrodestra o un nuovo, ma proprio nuovo, Terzo Polo

Tags: , , , , , , , ,
mag 16, 2012 - Politica    No Comments

Il sondaggio su Parma che fa tremare il Pd

La guerra di conquista è inarrestabile. Punta al profondo dell’Emilia rossa. E parte da  Parma , quella che ha già battezzato la «nostra piccola Stalingrado». A rafforzare una speranza che fino a pochi giorni fa sembrava fantascienza, cioè che domenica, ai , il Movimento 5 Stelle conquisti la ricca  Parma , eleggendo il sindaco, è un riservato. Commissionato dal Movimento 5 Stelle, dà Federico Pizzarotti, il 39enne esperto di informatica e appassionato di judo, al 53%, mentre , il del , sostenuto da tutto il centrosinistra, è fermo al 47%. Il sondaggio è arrivato al quartier generale del Nazareno, dove è subito scattato l’allarme. Perché, se i risultati lo confermassero, rovinerebbe la festa di un che consegnerà la maggioranza dei comuni al centrosinistra. Ma non  Parma .

Del resto, la mobilitazione dei grillini è eccezionale. Sabato e domenica c’è stata in città una vera e propria invasione di militanti da tutta Italia. Tra banchetti e volantinaggi i supporter del Movimento 5 Stelle hanno battuto la città palmo a palmo. Il , al primo turno crollato al 4,7%, ufficialmente non si è schierato. Ma in molti sono convinti che gran parte dell’elettorato voterà il grillino. «Figurati se si lasciano scappare l’occasione di farci perdere», ragiona un esponente del Pd. Mentre Elvio Ubaldi, il candidato dell’Udc e di una lista civica, arrivato terzo, si è lasciato scappare un quasi endorsement per Pizzarotti. Ma quello che più preoccupa i democratici è il clima che si respira in città. Confida un dirigente del partito: «C’è un sentimento di ripulsa per tutta la , in senso lato. Della serie: “Mandiamoli tutti a casa”. E noi, nonostante prima non governassimo, siamo associati agli altri, a quelli che hanno fatto il disastro. Siamo un tutt’uno con quella che va cacciata».  Parma  viene da un commissariamento, dopo che la giunta di centrodestra, guidata da Pietro Vignali, , è stata coinvolta in un’inchiesta per corruzione. A questo si è aggiunto il quasi default finanziario, visto che il Comune è alle prese con circa 700 milioni di debito, di cui oltre la metà generati dalle aziende partecipate. Fino a due settimane fa si sarebbe detto un terreno perfetto per consentire una vittoria dell’opposizione di centrosinistra. Ma Pizzarotti ha ribaltato ogni previsione. E domenica rischia di compiere l’opera. Secondo il sondaggio la distanza tra i due è di 6 punti, a vantaggio del grillino. Troppi per essere colmati in pochi giorni.

Nel Pd, nonostante le facce preoccupate, giurano che altri sondaggi, commissionati da loro, darebbero un testa a testa. Chi non si rassegna, sostiene che «in città, dopo il voto di protesta del primo turno, la gente sta cominciando a riflettere: «Il Comune a giugno rischia di non avere i soldi per gli stipendi, la situazione è tale che serve qualcuno che abbia competenza». E Bernazzoli, dicono, ha il profilo del bravo amministratore. Sindaco di un comune dei dintorni, presidente della provincia. E però, ammette con sincerità un dirigente democratico, «in questo clima di antipolitica un cursus di questo tipo è uno svantaggio». La vicenda che ha portato alla caduta della giunta del Pdl ha provocato una reazione contro tutti i partiti. «C’è una voglia di rivalsa e il M5S la intercetta».

Ieri doveva esserci un confronto alla Gazzetta, lo storico quotidiano della città, tra Pizzarotti e Bernazzoli, ma il primo ha disertato. La scusa ufficiale, comunicata via Twitter, è un’improvvisa influenza. A meno che non sia l’effetto del sondaggio detto: è una regola aurea, infatti, che chi è in vantaggio deve evitare dibattiti con l’inseguitore. Ormai mancano pochi giorni. E venerdì, per la chiusura della campagna elettorale, arriverà niente meno che Beppe Grillo. Segno di come il M5S punti su  Parma . Il Pd risponderà con un’iniziativa in cui la guest star è Gene Gnocchi, nessun big nazionale. Ma fermare il M5S, in questo affondo emiliano, non sarà facile. A  Parma  come in altre parti dell’Emilia un tempo rossa. Anche a Budrio e a Comacchio, infatti, i candidati del M5S rischiano di vincere i ballottaggi, sconfiggendo quelli del Pd.

 

Tags: , , , , , , , ,
mag 16, 2012 - Politica    No Comments

Spunta la lista Saviano, sponsor Scalfari

L’identikit tracciato domenica da , nella lenzuolata domenicale, ha fatto sobbalzare i più avvertiti. Scrive il Fondatore che se si votasse con il Porcellum, ipotesi da lui stesso considerata molto probabile, «sarebbe molto opportuna la formazione di una lista civica apparentata con il Pd e rappresentativa del principio di legalità». Un concetto, continua, di cui «c’è urgente bisogno e che interpella la società civile prima ancora dei partiti politici». E declinava il sopracitato «principio» parlando di «etica pubblica da rispettare», ma anche di «lotta alle mafie e alle oligarchie corporative», oltre che di «legalità fiscale e costituzionale». Il giorno dopo debuttava su La7 Quello che (non) ho, il nuovo programma della ditta Fazio-Saviano. Tre giorni con l’autore di Gomorra a portare in tv le sue battaglie civili e per la legalità, contro la mafia e i mali di questo . Abilmente affiancato dall’anchorman più amato dai salotti progressisti. Una sequenza casuale?
il palasharp è pronto
Non proprio, a sentire quello che, ieri, si diceva nel . Dove l’editoriale di Scalfaro non è passatto affatto inosservato. Ed è stato letto come un endorsement cifrato a una lista Saviano. Un soggetto civico e nazionale, alleato del Pd alle politiche. Chi è pronto a sostenere questa operazione è presto detto. Intanto, si dice, il mondo di Libertà e Giustizia, quel popolo del Palasharp che lo scorso anno si riunì a Milano attorno a Gustavo Zagrebelsky e Paul Ginsborg per celebrare la prossima fine di Silvio . Poi una leva di giovani fuori dai partiti, ma pronti a dare il loro contributo civile «in difesa della legalità». Infine, perché no, Concita De Gregorio, la battagliera ex direttora dell’Unità, presenza assidua alle iniziative di Libertà e Giustizia, da tempo pronta, si dice, a fare il salto in .  Chissà che non sia arrivato il suo momento. Il tutto, sempre secondo questi boatos, sotto l’egida di Roberto Saviano, lo scrittore dell’impegno civile. Insomma, una specie di Girotondi 2.0.
scalfari: vasto non basta
Dicono che il pressing del gruppo l’Espresso, e in particolare di Carlo De Benedetti e Eugenio Scalfari, sia partito da tempo sui vertici del Pd. Ma il terremoto registrato dal primo turno delle ha confermato le analisi e rafforzato il progetto. Come ha scritto Scalfari con chiarezza cristallina, la coalizione di Vasto da sola non basta. Può anche riuscire a vincere. E può anche guidarla, nulla in contrario da parte del Fondatore.  Ma sarebbe bene che ci fosse qualcosa in più. Una «lista civica», appunto, «rappresentativa del principio di legalità». Sarebbe una risposta ai grillini, il cui successo muove  proprio dall’intercettare la voglia di rottura con la politica attuale. E guidata da Saviano darebbe un’autorevolezza difficilmente paragonabile. Del resto non è la prima volta che Repubblica indica il leader del centrosinistra. In questo caso, non sarebbe il leader. Ma un valoroso aiutante.
Una risposta a Grillo
L’autore di Gomorra, del resto, ha già un profilo politico. E l’idea di “arruolarlo” nel centrosinistra circola da tempo. Le sue presentazioni in giro per l’Italia diventano ogni volta iniziative che attirano gran parte del popolo di centrosinistra. Perché, allora, non chiedergli di dare una mano sul serio? Bersani, che è cresciuto nel partito, è restio. Tanto più se l’operazione è promossa da certi salotti progressisti che non lo hanno mai particolarmente amato. Ma capisce che questa fase richiede facce nuove. Per non essere travolti dall’antipolitica montante bisogna dare dei segnali di rottura. Non a caso, da un po’ di tempo, alla domanda su quali alleanze farà il Pd alle elezioni politiche, risponde sempre che intende chiedere aiuto alle «energie civiche», alla «società civile». Quale risposta migliore se non una lista guidata da Saviano? Oltretutto l’autore di Gomorra ha il vantaggio di essere già molto popolare. Quindi, si ragiona tra i Democratici, se si presentasse alle elezioni non avrebbe il problema di far conoscere il suo nome.
Nei corridoi del Palazzo la lista Saviano è già quotata a un 10%. «Prenderebbe voti a Grillo e a Di Pietro e magari raccoglierebbe anche qualche deluso del », si dice. Favorevole al progetto sarebbe anche Walter Veltroni, amico personale di Saviano e, da vicepresidente della Commissione Antimafia, molto impegnato nei temi della lotta contro la criminalità organizzata. Oltretutto una lista Saviano toglierebbe visibilità a Bersani, relegandolo al ruolo di “usato sicuro”, ma pur sempre “usato”.
Insomma, le condizioni ci sono tutte. Salotti buoni, gruppi economici e mediatici, sponsor politici. Bisogna solo convincere Saviano. Ma da qui al 2013 il tempo non manca
Tags: , , , , ,
mag 12, 2012 - Politica    No Comments

Ferrero: L’attentato ad Adinolfi? Non so se è terrorismo

Oggi a Roma c’è stato il della sinistra neo-comunista. Federazione della Sinistra, Partito comunista dei lavoratori e tante altre sigle. La manifestazione era tutta contro il e il suo .  Ecco alcuni slogan (per la cronaca, qui): “E’ ora e’ ora di cambiare governo”, “Monti te ne devi andare”, “Monti attento ancora fischia il vento”. E poi cartelli con la faccia di Lenin e il Che, striscioni con falce e martello, scritte contro la riforma del lavoro. Insomma, l’immancabile armamentario della nostalgia rossa, oggi indirizzata contro il nuovo Nemico: Monti.

Mi permetto di suggerire a Pier Luigi due dati su cui riflettere. Il primo è che al corteo c’erano anche esponenti di Sel e Idv. Cioè di quei partiti con cui il segretario del vorrebbe convincere la maggioranza degli che l’alternativa è il . Quindi, tornare al governo. Oggi pezzi di Sel e Idv hanno sfilato contro il governo voluto e sostenuto da . E anche contro le misure, i provvedimenti, le ricette in una parola la visione della società del Pd. Il tutto in compagnia di un vetero comunismo sopravvissuto ai disastri della storia e a quelli combinati nelle aule parlamentari.

Il secondo elemento su cui Bersani dovrebbe meditare merita ancora più attenzione. Ma non è slegato al primo. E’ una frase pronunciata da Paolo Ferrero, portavoce della Fds. La riporta qui il sito di Repubblica. Gli hanno chiesto cosa ne pensasse  dell’agguato al manager di Ansaldo Nucleare, Roberto . Ferrero, che non dimentichiamolo è stato ministro di questa Repubblica, ha risposto che “il clima è difficile, spero che siano solo fenomeni isolati e però dico che non si può parlare di per ogni accadimento”. Io voglio pensare che Ferrero si sia espresso male. Perché la frase riportata o è infelice o è inaccettabile.

Cosa vuol dire  “che non si può parlare di terrorismo per ogni accadimento”? Vuol dire che “l’accadimento” dell’ ad Adinolfi non è terrorismo?  Vuol dire che provare “piacere” a premere il grilletto, coma hanno scritto i criminali che hanno rivendicato l’, non è terrorismo? Vuol dire che annunciare di aver pronte altre 7 azioni, come hanno ancora scritto, non è terrorismo? Vuol dire che se spari alle gambe e non al cuore non è terrorismo? Ferrero ci può spiegare cos’è, per lui, terrorismo?

Tags: , , , , , , , ,
mag 11, 2012 - Politica    No Comments

Montezemolo lancia l’Opa sul Pdl

La prudenza, come sempre, è massima. E molto dipenderà dalla legge elettorale con cui si andrà a votare. Ma le appena passate, con il crollo del Pdl, a cui non ha corrisposto un successo del Pd e men che meno del Terzo Polo, hanno convinto che le «condizioni» ci sono. Per lanciare quell’«offerta nuova», rivolta a «liberali, riformisti e moderati», che va teorizzando da tempo. A confermare quest’analisi si è aggiunto un recentissimo sondaggio che ha fatto andare su di giri il gotha della fondazione montezemoliana. Risulta che se alle del 2013 si presentasse una lista , guidata da Montezemolo, arriverebbe al 24%. E prenderebbe a destra, al centro e a sinistra. Lo studio è girato anche in Confindustria, dove si guarda con attenzione alle mosse dell’ex presidente di viale dell’Astronomia.

Alternativi al Pd

Ma c’è un’altra novità. Il presidente della Ferrari si è convinto che il nuovo contenitore dovrà, necessariamente, avere come «competitor» la sinistra. Ovvero quel Pd che, con Pier Luigi Bersani, ha deciso di «seguire le orme di Hollande». Anzi, «di collocarsi persino più a sinistra di Hollande», come riflette uno dei collaboratori del think tank. «Queste elezioni», spiega a Libero Marco Simoni, giovane professore di Economica alla London School of Economics e membro del comitato direttivo di Italia Futura, «hanno confermato un vuoto di rappresentanza. Non c’è solo il crollo del Pdl. Se è vero che il Pd mantiene consensi, in alcune aree del ha perso una valanga di voti». C’è, insomma, «una gigantesca domanda di che non trova sbocco». A destra o a sinistra? Simoni, che viene dal Pd, rifiuta queste categorie. «Io non so se cambiare la struttura dello Stato, rivedere la spesa pubblica, modernizzare il Paese, vincere le tante consorterie sia di destra o di sinistra. Ma serve questo».

Fatto sta che, nei giorni scorsi, Montezemolo ha incontrato . Certo, si è visto (o sentito) anche con altri leader. Tra cui Matteo Renzi, con cui da mesi è avviato un dialogo. Ma, rebus sic stantibus, Montezemolo ha capito che il «vuoto» da riempire è lì. Dove si trovano quegli elettori moderati, liberali e riformisti che, orfani di Berlusconi, in queste elezioni o sono rimasti a casa o hanno votato Grillo.

Il progetto non è certo di mettersi alla guida del Pdl. Piuttosto di lanciare un soggetto nuovo, con classe dirigente nuova, età media bassa e pochi politici di professione, che si rivolga a quel target. Ma senza – questa è la svolta – chiudere le porte a pezzi di classe dirigente del Pdl. Le porte d’Ercole separeranno a sinistra dal Pd, a destra dalla Lega e da eventuali partiti di destra. Ma se pezzi del Pdl più liberali volessero aderire, non ci saranno preclusioni. Così come per quel che resta del Terzo Polo, ormai sciolto da Pier Ferdinando . Spiega a Libero un dirigente di Italia Futura: «Potranno esserci anche singoli esponenti del Pdl. Certo, chi ha avuto un peso in questi anni, chi ha ricoperto ruoli di primo piano, dovrà fare un passo indietro. Ma chi non è stato nella stanza dei bottoni, potrà far parte del progetto». Magari con una formula che mantenga la freschezza dell’offerta, nello stesso tempo consentendo un approdo alla parte più liberale e riformista del centrodestra. L’idea su cui si ragiona è di dare vita a una federazione di moderati che abbia come perno principale la lista di Italia Futura e come satelliti i liberali del Pdl e quel che resto del Terzo Polo. Non, però, un’operazione che mette insieme stati maggiore esistenti. Piuttosto il lancio di un «cantiere» guidato da una classe dirigente nuova, ma a cui possano aggregarsi esponenti che ora militano in altri partiti.

I contatti con Silvio

Il piano di Montezemolo si incrocia coi progetti di Berlusconi, ansioso di archiviare il marchio Pdl per dare vita a un soggetto più snello e 2.0. Formato dai berlusconiani più stretti, da under 30 e con un modello di partecipazione basato sui social network. L’operazione mette in conto una scissione dell’attuale Pdl, con gli ex An a creare un un altro partito. L’ex pensa a nuova Casa delle Libertà, ma guidata da Montezemolo. Ciò su cui la visione del presidente della Ferrari non collima con quella di Berlusconi è dove fissare i confini. Il primo vorrebbe lasciar fuori Lega e ex An. Il secondo vorrebbe tenere dentro tutti. Ma questo dipenderà dalla legge elettorale e da quello che si aggregherà attorno a Italia Futura. Molto probabilmente saranno della partita anche alcuni esponenti del governo (per esempio Corrado Passera). L’importante, si dice in Italia Futura, è che non si dia l’impressione di una fusione di nomenclature.

Dopo i

I tempi, comunque, non saranno lunghissimi. Già per la prossima settimana Montezemolo ha convocato una riunione con i vertici della fondazione. Poi vedrà i referenti regionali. Quindi i parlamentari, sparsi un po’ in tutti i partiti, che sono interessati al progetto. Subito dopo i ballottaggi dovrebbe poi presentare una legge di iniziativa popolare sul finanziamento dei partiti. Le associazioni territoriali di Italia Futura spingono perché si faccia il salto verso un movimento politico vero e proprio. Il vero freno è capire con quale legge elettorale si voterà. «Per questo», spiegano, «Luca vuole aspettare l’estate». Ma la crisi del Pdl potrebbe risolvere anche quel problema. Come riflette un dirigente di Italia Futura, «si sta consolidando una destra perdente e una sinistra maggioritaria. Ma nessuna delle due risponde all’elettorato moderato. E nemmeno il terzo polo. C’è una prateria da conquistare, tanto più ora che la sinistra (cioè il Pd, n.d.r.) ha deciso di andare per conto suo, riproponendo lo schema di Vasto». Ma non sarà il nuovo terzo polo. La logica in cui Montezemolo si muove è bipolarista.

Naturalmente questo progetto potrebbe entrare in collisione con il Partito della Nazione che Casini vuole costruire. E che punta allo stesso obiettivo: conquistare i voti in libera uscita dal Pdl. A meno che i due non decidano di lavorare insieme. Forse anche per questo il leader dell’Udc ha deciso di liquidare in tutta fretta gli altri due azionisti del Terzo Polo, Fini e . Se c’è da trattare con Montezemolo, meglio essere da soli.

Tags: , , ,
mag 10, 2012 - Politica    No Comments

Le parole chiare obbligano risposte chiare

Capita di rado, almeno in Italia, che i leader politici dicano quello che pensano. Che lo dicano in “chiaro”. Se lo fanno, è tra le righe di noiosissime interviste che fingono di parlare d’altro. O tramite “veline” generosamente offerte ai retroscenisti. O ancora attraverso messaggi fumosi che per decriptarli occorre il loro analista.  Invece nelle ultime ore questa prassi è stata infranta. Il primo a farlo è stato Pier Ferdinando , annunciando, via Twitter, che si è stufato del Terzo Polo. Così, papale papale.  Per specificare meglio il concetto, non si sa mai non si fosse capito, il giorno dopo ha fatto “filtrare” (in pratica ha fatto dire ai giornalisti di tutta la stampa nazionale)  che non si è “stufato” genericamente. Non ne vuol sapere di e , proprio di loro due, di quelli con cui si è accompagnato finora. Sono delle “”, ha fatto sapere. E la parola, che certo non si può dire manchi di chiarezza, perfino di una certa iconicità, è rimbalzata dritta dritta sui quotidiani. .

Poi, ieri, è toccato a Pier Luigi . Quante interviste ricordiamo in cui il segretario del , alla fatidica domanda sulla leadership, tergiversa, dice e non dice, se la cava con il rituale “io ci sono”, salvo aggiungere una sfilza di “però” che rendono l’affermazione precedente interpretabile in mille modi. E infatti quelle interviste non hanno mai prodotto alcuna reazione. Ieri, invece, su Repubblica è stato molto chiaro:  ”Il tocca a noi”.  Certo, “il  Pd vuole allargarsi e aprirsi, il centrosinistra non è sufficiente per governare. Puntiamo a un patto di legislatura più ampio.  Ma la guida la proporrà il ”.  Mancava una cosa per essere proprio chiari: la guida, ovviamente, sono io. Ma stavolta non c’era bisogno dell’analista per capirlo.

Vivaddio. Almeno, da oggi, un punto è chiaro. Ed è espresso con schiettezza. Con buona pace dei montiani del Pd, che vorrebbero ancora Super Mario, o di D’Alema, che tutti dicono abbia promesso   a Casini. Bersani ha messo in chiaro che il premier lo farà lui. Punto.

Chi non è d’accordo, chi ha dei dubbi, chi pensava di  fare le primarie  parli subito.  O taccia per sempre. Quello che non vorrei sentire è, fra sei mesi, un dirigente che si alza e dice: eh, no, dobbiamo discutere chi fa il candidato. A parole chiare si replica con parole chiare.  Il silenzio, ovviamente, è assenso.

Tags: , , , , , , ,
mag 8, 2012 - Politica    No Comments

Lo spappolamento

C’è uno sfarinamento. Uno <>, come mi diceva oggi un dirigente del . Il primo turno delle consegna un che non sa dove guardare. Che non si fida dei partiti tradizionali, ma non ha trovato ancora di chi fidarsi. E allora un po’ resta a casa, un po’ vota chi ci prova o ha buon senso, ma chissà, speriam bene. Un che sente la , i partiti, come estranei alla vita. La mia vita, i miei problemi. Un che fa . A far la spesa, a lavorare, a pagare la benzina, le bollette. E se i soldi ci sono, non sa più rischiare, tentare un progetto. Perché non ha speranza. Ma lo sfarinamento non è solo dei partiti. E’ anche in noi che votiamo, che guardiamo, commentiamo. Non sappiamo più dove appoggiarci. C’è un punto che non si muove? C’è qualcosa, nella , che mi regge?

La storia insegna che in questi momenti, quando la maionese impazzisce, si cerca qualcosa di forte. Il potere, qualcosa o qualcuno che prenda in mano i miei guai e ci pensi lui. La fiducia in Mario Monti era questo. Ma è crollata anche questa. Perché il è un mezzo. Non la soluzione. Mentre il potere fine a se stesso o è un inganno o è violento.

E ora? I partiti sono annichiliti. Oggi a le facce di tutti raccontavano la paralisi della paura. Vinti o vincitori. Fino a Casini che, via Twitter, dichiara finita l’esperienza del terzo polo.

C’è, però, un punto da cui ricominciare. La realtà. Le persone in carne e ossa. Io. Se si ricominciasse a guardare in faccia le persone, forse qualcosa cambierebbe.

Non ci sono formule salvifiche. Né uomini miracolosi. Chi credeva ci fossero o pensava di esserlo, sta inciampando nella delusione.  Ci sono le persone. Quelle che faticano, quelle che nonostante il peso delle situazioni non si tolgono la vita. I tanti imprenditori che la mattina si alzano e fanno i conti con i debiti o le banche. Gli insegnanti che impastano il nostro futuro per meno di 2mila euro al mese.

Questo elenco di suicidi, cinicamente inseguito da giornali e tv, distorce la visione della realtà. Attorno a noi è pieno di gente che non cede alla tentazione del nulla. O della disperazione. Gente di cui nessuno parla. Eppure li vediamo. A far la spesa, alla fermata del bus, in un ufficio. E’ a loro che bisogna guardare. Loro che dobbiamo ascoltare.

Non c’è una via di uscita solitaria. Non c’è un’ideona risolutiva. Bisogna guardare chi già ci sta provando. E sono tanti. Accorgersi che l’impresa a  cui lavorare coinvolge tutti. La prima forma di  impresa, di solidarietà, è non pensarsi da soli. E non far sentire nessuno, mai, solo.

Tags: , , , , , , ,
mag 6, 2012 - Politica    No Comments

L’Orlando dei posti per tutti pronto a cacciare il Pd da Palermo

Nei mercati o per le strade invase dai rifiuti, mentre si distribuiscono gli ultimi santini, a un certo punto spunta una parola: Gesip. Bisogna partire da qui per orientarsi nella selva di . Undici candidati, 1300 aspiranti consiglieri, per un finale che si deciderà al ballottaggio. Le ultime dicono che la spunteranno Leoluca , il di Sel e Federazione delle Sinistre, e Massimo Costa, sostenuto da Pdl e Udc. Ma torniamo alla Gesip. È una delle tante municipalizzate responsabili del crac finanziario del capoluogo: 1800 addetti alla manutenzione del verde, alla pulizia degli edifici pubblici, al cimitero. Insieme all’Amia, società dei rifiuti (2500 dipendenti), ll’Amat, trasporti (1900  addetti) e a un’altra selva di municipalizzate (Amg, Amap, Amia, Sispi) sono il grande ufficio di collocamento della . E la ragione per cui Palermo è in ginocchio. I voti si sono cercati su questo: salvare la città, cambiare il sistema, ma non lasciare a piedi nessuno. Praticamente la quadratura del cerchio. Specie a Palermo dove è sempre funzionato così: prometti un posto, ti voto.

Su questo punta Orlando, forte di uno slogan che dice tutto: «Il sindaco lo so fare». Perché quando l’ha fatto, lui il lavoro l’ha trovato: 7mila lsu. Pazienza se la spesa è schizzata. I maligni sostengono abbia fatto anche stavolta il giro degli uffici pubblici, rassicurando chi teme una cura dimagrante di Mamma Comune.

È lui a far tremare il che, dopo aver sostenuto alle primarie Rita Borsellino, ha dovuto sterzare sul vincitore, Fabrizio : 31enne ex consigliere comunale dell’Idv, sostenuto inizialmente solo dall’ala ribelle del Pd, i filo-. Ma proprio lui potrebbe essere il grande escluso del ballottaggio. Uno scenario fotografato da un sondaggio che gira nell’Udc e che fa tremare i vertici del Nazareno: il duello finale potrebbe giocarsi tra Orlando, l’uomo che ha mandato all’aria il risultato delle primarie, ma che piace a molta base del Pd, e Massimo Costa, il 34enne ex presidente del Coni, inizialmente candidato di tutto il Terzo Polo, poi “scippato” dal Pdl che ha stretto un accordo con Udc, Grande Sud e La Destra. Faccia da bravo ragazzo, giovanissimo, Costa si vanta di non aver mai avuto tessere di partito. Secondo i sostenitori di , peraltro, Costa avrebbe stretto un patto con Orlando di reciproco sostegno in caso l’uno o l’altro vadano al ballottaggio.  E persino l’Mpa sarebbe della partita (Federico Musotto, capogruppo dei lombardiani in consiglio regionale ha fatto esplicite dichiarazioni a sostegno di Orlando). E dire che l’ex sindaco della primavera palermitana, sostenuto sottobanco da parte del Pd, ha violato il risultato delle primarie, candidandosi dopo la sconfitta della Borsellino, proprio perché diceva di non voler consegnare la città a chi sta con Lombardo. Ma, si sa, il fine giustifica i mezzi: tutto vale pur di non far vincere l’ex pupillo di Orlando: .

Se l’ex sindaco dovesse farcela si rischiano, però, ripercussioni sulla giunta regionale: il Pd anti-Lombardo, che ha mal digerito la candidatura di Ferrandelli, potrebbe imporre la rottura con il governatore. Intanto i supporter di Orlando ribaltano le accuse: è Ferrandelli ad aver stretto un patto con Costa. Un accordo sicuro, però, c’è: quello tra il rottamatore Davide Faraone, che alle primarie gridava contro tutto e tutti, e Ferrandelli. Per tramite degli uomini di Fioroni. Per quanto alcuni fedelissimi di Faraone pare siano in lista con Orlando. Anche la rottamazione tiene famiglia.

Ma anche se Ferrandelli arrivasse al , per il Pd non sarebbero rose e fiori. La partita, infatti, si giocherebbe tra due esponenti del centrosinistra, di cui nessuno è del Pd. Uno è dell’Idv e l’altro lo è stato fino a pochi mesi fa. Comunque vada, insomma, difficilmente i Democratici potranno festeggiare.

A rendere ancora più incerto il risultato è poi il sistema di voto: se metti la croce sul consigliere, ma non sul sindaco, il voto va solo al primo. E, come ammette un dirigente del Pd, «i consiglieri hanno cercato voti per loro».  Una legge che penalizza chi, come Ferrandelli o Costa, è meno conosciuto. Mentre favorisce Orlando, la cui popolarità gli assicura voti oltre i partiti.

A Palermo, però, si giocano due partite. Una tutta interna al centrosinistra, tra chi guarda al centro (Ferrandelli) e chi resta nella galassia tradizionale di Vasto (Orlando). La seconda, invece, è al centro. E qui la gara è tra un centro che guarda a destra, rappresentato da Costa, e uno che difende la propria “netrualità”, incarnato da Alessandro , che ha il sostegno di Mpa, Fli ed Api.Trentasette anni, a 22 già consigliere provinciale con An, propone l’abolizione delle strisce blu e si è sottoposto al test anti-droga perché «chi si candida deve essere in pieno possesso delle proprie capacità mentali». Una dichiarazione che apre scenari inquietanti sugli altri candidati. Così come la proposta, fatta da Riccardo Nuti, il candidato del Movimento Cinque Stelle, di togliere le tendine dalle cabine elettorali per evitare le foto alle schede. E proprio Nuti è un altro fattore imprevedibile. Grillo è sceso per sostenerlo. E dopo il Nord, la Sicilia potrebbe essere il trampolino di lancio per un radicamento al Sud del M5S. In una città messa in ginocchio dal clientelismo, raccoglie la voglia di rottura. Così come Rossella Accardo, che rappresenta il movimento dei Forconi. Gli altri candidati sono Gioacchino Basile di Liberiamo Palermo, Marianna Caronia, del Pid, l’imprenditore Tommaso Dragotto, Giuseppe Mauro di Adc e Marco Priulla, Partito comunista dei lavoratori.

Un mosaico che racconta il dilemma di Palermo: da una parte la voglia di cambiamento (i trentenni, il grillino, i forconi), da una parte il desiderio di un ritorno al passato, l’usato sicuro (Orlando). In entrambi casi domina la sfiducia. Come si è visto ogni volta che i big nazionali sono scesi: teatri riempiti a fatica. L’astensione, si dice, sarà il primo partito. Perché nessuno, qui, si aspetta nuove primavere. Basta che non piova troppo. E un lavoro in Comune.

Tags: , , , , , , , , , ,
mag 5, 2012 - Uncategorized    No Comments

L’egemonia dei cristiani

, oggi sul Corriere della Sera, rispondendo alla lettera di Julian Carron, il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, fa una riflessione sulla presenza dei nella società. Per arrivare a dire che se vogliono incidere ancora nella , nella devono imparare a – come dire- abbassare un po’ la cresta. La presenza dei , scrive, <deve superare ogni egemonismo, spogliarsi di ogni abito di autosufficienza culturale, bensì avviare un dialogo alla pari con identità differenti dalla propria, insieme alle quali cercare significativi punti di convergenza>. Fino a proporre (proprio così) una non meglio precisata “prospettiva federativa”: <Ha bisogno in sostanza di riconoscersi in una autentica prospettiva federativa offerta in modo non strumentale a forze politiche d’ispirazione non cattolica (che siano di destra o di sinistra non cambia la natura del problema)>.

I cristiani sono uomini. Possono sbagliare, sbagliano. Continueranno a sbagliare. Il primo Papa ha tradito Gesù in persona tre volte, figurarsi. E se un cristiano dà scandalo, a essere colpito, ferito, è tutto il corpo a cui appartiene. Proprio perché è un corpo ed è, giustamente, percepito come tale anche all’esterno. Ma nessuno sbaglio potrà mai ridurre la grandezza della pretesa cristiana. Nessuno può chiederlo e nessun cristiano può farlo. Perché quella grandezza non è nelle mani dei cristiani. Non è una proposta tra le altre o una visione che si può “federare” con altre e così ne facciamo una ancora più grande è più bella. La Chiesa è cattolica, cioè, come dice l’etimologia della parola, universale. La scommessa cristiana è di essere universale. Perciò la sua sfida nel mondo, nella politica, nella cultura, nella storia non può essere meno di questo. Il dialogo con tutti si fonda proprio su questo: se Gesù è la riposta all’uomo, di qualunque latitudine, di qualunque tempo, nulla e nessuno mi è estraneo.

In questo senso, è vero, la presenza cristiana è chiamata a essere “egemonica”. Ma non nel senso di conquistare il mondo o il . L’egemonia è data dalla presenza di Dio fatto Uomo. Il grande di un cristiano è appartenere a Chi possiede la realtà.  E in questo senso è “egemone”. Se chi crea tutto, chi può tutto perché lo fa, è entrato nella storia, è nella storia, coloro che lo hanno incontrato non possono nasconderlo o ridurlo a una proposta tra le altre. Nessuno sbaglio può ridurre questa scommessa di senso che è totalizzante e, per fortuna, in mani ben più grandi delle nostre.

Ma quella dei cristiani è un’egemonia strana. Non ha a che fare con il successo o il riconoscimento del mondo. Anzi, più i cristiani sono testimoni, più lasciano spazio all’egemonia di Chi fa tutto, più sono perseguitati. Cedere alla tentazione del successo è contraddire la scommessa cristiana. Ma smettere di dare mani e testa a quell’altra egemonia, quella di Dio sulla realtà, è compiere un tradimento, se possibile, ancora peggiore.

Tags: , , , , , , ,
mag 3, 2012 - Politica    No Comments

Lo sportello Gabibbo no, please

Bisogna ammettere che il commissario tecnico chiamato a commissariare i tecnici che avevano commissariato i politici è curioso. Ma in fatto di tagli alla spesa la storia dei fallimenti è così lunga che se per combinare qualcosa dovessero chiamare Mago Zurlì, gli cercherei io il numero.  Piuttosto mi lascia perplessa l’idea di chiedere a noi, agli , la segnalazione degli .

Immaginate quante mail arriveranno. Bondi si metterà a leggere una per una le segnalazioni, verificando quelle interessanti o quelle da buttare, cercando riscontri, selezionando? E se non lo fa lui, chi lo farà? Un suo collaboratore, due, un uffico intero? Se sì, dovranno momentaneamente smettere di fare quello che finora facevano. E chi svolgerà i compiti al loro posto? Altri impiegati, altri collaboratori? A meno che non si assumano nuovi consulenti per selezionare le segnalazioni dei cittadini. Ma sarebbe paradossale che Mr Tagli, come prima azione, assumesse nuovo personale.

Ancor meno mi convince l’idea trasformare gli italiani in un esercito di . Vi immaginate, in questo clima da forconi, la montagna di segnalazioni, vere, approssimative, senza capo né coda, che arriveranno? Più che un contributo, rischia di diventare uno sportello-sfogatoio, stile confessionale del . Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma per individuare veri sprechi bisogna avere competenza in materia. Non è che cammini per la strada e ti viene l’idea.  E poi non era questo il che voleva cambiare gli stili di vita degli italiani? E adesso chiedi proprio agli italiani, a quelli che vorresti cambiare, di suggerirti cosa fare?

A meno che questa storia delle segnalazioni non sia una genialata comunicativa. Ma nient’altro.

Tags: , , , , , , ,
Pagine:1234567»